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18.03.02 - Solidali ma non troppo


A chi andranno i miliardi della vendita dell'oro della Banca Nazionale? Storia e restroscena del Fondo Svizzero di solidarietà.

Nel marzo del 1997, al culmine della crisi sui fondi ebraici, il presidente della Confederazione elvetica Arnold Koller annunciava al mondo intero la costituzione di una fondazione solidale con i proventi della vendita dell’oro della Banca Nazionale. Alla fine del 1998 una consultazione aveva raccolto l’adesione quasi plebiscitaria di 25 cantoni su 26.
Ma, per ragioni tattiche, giuridiche e di opportunismo, l’entusiasmo iniziale è andato via via stemperandosi e ormai per il Fondo svizzero di solidarietà è morte annunciata e quasi inevitabile. Le Camere federali stanno per prendere una decisione, ma la parola definitiva spetterà al popolo svizzero, attraverso la consultazione prevista per il mese di settembre (2002, n.d.r.).
La vicenda nasconde alcuni retroscena inediti. Ad esempio, si scopre che la maggior parte dei soldi pagati dalle banche svizzere per mettere fine alla scottante questione dei fondi ebraici (di cui viene brevemente ricostruita la storia) è andata ad avvocati e consulenti, mentre i discendenti delle vittime dell’olocausto ne hanno ricevuti ben pochi.

Intervistati: Pierre Heumann (inviato del settimanale svizzero “Weltwoche” in Israele), Meir Schitreet (ministro israeliano della giustizia), Thomas von Ungern-Sternberg

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