L'atelier di Andrea Bozzetto
Un momento dell'atelier di Andrea Bozzetto
(foto Castellinaria)
Una batteria di computer, monitor e qualche modellino per spiegare la magia del cinema d’animazione, che poi alla fine non è neanche brutto chiamare “cartoni animati”, ma tant’è. In un festival della settima arte è giusto che anche i cartoon si fregino del titolo di cinema. Andrea Bozzetto e un character designer hanno illustrato, nei due giorni di atelier (mercoledì e giovedì) il processo produttivo di un film d’animazione.
Tutto nasce da un’idea -
E non poteva che essere così in un campo dove la creatività deve regnare indisturbata. Tutto parte dalla classica lampadina che si accende sulla testa e che si tramuta in pochi tratti di personaggio. È sull’aspetto produttivo che è quasi d’obbligo, vista anche la stirpe in questione, aprire un confronto tra generazioni. Perché Andrea Bozzetto è figlio d’arte e in quell’arte ci è cresciuto visto che – ci ha raccontato – “fin da piccolo stavo in mezzo a tutti quei disegni”. Seguire le orme paterne è stata una piacevole conseguenza. Le differenze tra padre e figlio sono innanzitutto tecnologiche, perché papà Bruno è uno “vecchia scuola”, ancora legato alla fisicità di carta e matita, mentre Andrea è abituato a lavorare con l’informatica, con i vari programmi di disegno e animazione “anch’io prima schizzavo un personaggio su carta – ricorda – oggi invece uso l’ipad”. Quel che resta invariato in questo tramandarsi il mestiere è la passione.
Chiamiamola magia -
Usiamola pure questa parola, perché alla fine dove c’è estro, dove c’è inventiva, nasce sempre una magia. Non è un caso che i partecipanti all’atelier, alla fine dell’incontro, si avvicinassero ad Andrea Bozzetto per chiedergli altre spiegazioni, consigli, trucchi & segreti. Discutendo con Bozzetto di corsi e ricorsi tecnologici, la conclusione più naturale è che il 3D potrà di nuovo cedere il passo al 2D, il computer alla carta, ma nulla potrà sostituirsi al cinema d’animazione. Al quale bastano pochi ingredienti: bei personaggi e storie che appassionino, divertano e perché no? facciano riflettere. L’importante è che i “cuochi” abbiano sempre quella magia nelle loro mani.
Foglio Volante, Rete Due, 16.11.2011