Omaggio ad un grande umanista
Nato a Locarno il 20 giugno 1923 (Paolo il suo nome di battesimo), Pozzi entra a 11 anni nel convento dei cappuccini di Faido. A 16 anni inizia il noviziato a Cesena dove prende i voti con il nome di Giovanni e dove viene ordinato sacerdote nel 1947.
Figlio di Ettore (titolare di una piccola impresa di pavimentazione) e di Maria Rosa Patocchi (impiegata nel settore alberghiero), dal 1948 al 1954 Padre Pozzi studia lettere all'Università di Friburgo con Giuseppe Billanovich e Gianfranco Contini, laureandosi con una tesi sull'oratoria barocca di Padre Emmanuele Orchi di Como.
Dapprima assistente di Billanovich in filologia romanza all'Università cattolica di Milano, poi libero docente (dal 1956), quindi professore straordinario (dal 1960) e infine professore ordinario di letteratura italiana all'Università di Friburgo (dal 1967-1988), Padre Pozzi si segnala da subito come saggista e critico letterario di notevole spessore. Nel 1964, in collaborazione con la studiosa bellinzonese Maria Teresa Casella, pubblica l'edizione monumentale dell'Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (1499).
Sul versante teorico, con il trattato La parola dipinta (1981), Pozzi si impone come uno degli specialisti più autorevoli della letteratura dell'epoca barocca, liberandola dai pregiudizi della scuola crociana. Con le edizioni critiche e annotate delle Dicerie sacre (nel 1960) e dell'Adone (nel 1976 e 1988), Pozzi contribuisce in modo essenziale alla rivalutazione dell’opera di Giambattista Marino.
Autore di importanti studi ed edizioni critiche di scrittrici mistiche (Angela da Foligno, Maddalena de Pazzi e altre mistiche italiane) e di originali esegesi iconografiche (Rose e gigli per Maria: un'antifona dipinta, 1987), Pozzi coniuga nella sua ricerca l’analisi testuale con l’esplorazione di simboli e topoi, evidenziando in modo magistrale il legame tra superficie testuale e profondità semantica.
La ricerca letteraria di Padre Pozzi non si limita unicamente all’epoca barocca, bensì si estende dal Medioevo (si pensi all’edizione critica di Brunetto Latini, o all’attenzione critica rivolta a San Bernardino da Siena) sino al Novecento, passando per l’epoca prediletta dell’Umanesimo, epoca che tutto ingloba, riassumendo in sé ciò che è preceduto e anticipando di ciò che seguirà.
E proprio all’Umanesimo (per questa sua capacità di proporsi come punto d’incontro, come summa di temi e di registri) occorre rivolgersi se si vuole definire in una sola parola la poliedricità della ricerca di Padre Pozzi: una ricerca che si è mossa con uguale rigore tra i temi sacri e tra quelli profani, tra autori di rilievo ed artisti locali (come ad esempio gli autori degli ex voto nel Canton Ticino), evidenziando come dietro alle diverse forme artistiche (alte o basse che siano) aleggi lo stesso il canone sacro, retroterra storico-culturale di gran parte della tradizione occidentale.
A 10 anni dalla morte, avvenuta il 20 luglio 2002, lo ricordiamo con questo dossier multimediale, che raccoglie i numerosi contributi che Padre Pozzi ha rilasciato ai microfoni della RSI.