Dieci anni con Martha Argerich
19.06.2011
Maurizio Canetta incontra la grande pianista argentina
In dieci anni di presenza a Lugano Martha Argerich si è raccontata pochissimo. Qualche parola, qualche dichiarazione estemporanea rubata fra una prova e un concerto, ma mai un incontro vero, in cui si lasciasse scoprire un po'. È successo quest'anno, alla decima edizione del Progetto Martha Argerich, grazie a un'intervista di una quindicina di minuti curata da Maurizio Canetta e che vi offriamo qui in esclusiva per il web.
Dai ricordi d'infanzia - il pianoforte che entra nella sua vita a due anni e otto mesi - a quelli della prima edizione del progetto, nel 2002, allorquando fu chiamata a interpretare la trascrizione per due pianoforti di Mikhail Pletnev dalla Cenerentola di Sergej Prokof'ev. Ma anche l'ammirazione sconfinata per Friedrich Gulda e il trac da palcoscenico, mai veramente superato; l'amore per il tango, che sua madre non amava, e in cui, dice, c'è tutta l'anima di Buenos Aires. E poi Franz Liszt, di cui quest'anno si celebrano i duecento anni dalla nascita, personaggio unico da un punto di vista intellettuale, spirituale e artistico. "Quando lo interpreto", sostiene la Argerich, "penso alla sua distinzione, alla sua bellezza e alla sua fierezza". E avverte l'eros di cui è impregnata la sua musica.
Un gatto. Il paragone ritorna spesso nel corso dell'intervista. Martha Argerich che ama la notte come i gatti. Come i gatti ha un carattere diffidente, che la tiene lontana dalle interviste e dai giornalisti. Non questa volta. Sorridente, affabile, disponibile. Una Martha Argerich che forse non t'aspetti, ma per il semplice fatto che, prima d'oggi, non c'era stato dato di conoscerla così da vicino.
19.06.2011