venerdì, 19 giugno 2009 ore 15:49 (UTC+1)

La pace impossibile

Avraham Burg racconta a Rete Due il suo sogno di pace

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di Monica Bonetti

Avraham Burg
(foto Keystone)

Barack Obama sembra deciso ad affrontare con pragmatismo il nodo del conflitto israelo palestinese e i segnali che lancia l’amministrazione americana sono quelli della necessità della ripresa di un dialogo e di trattative di pace serie. E per far comprendere tale necessità la Casa Bianca non sta lesinando il peso di tutta la pressione che è in grado di esercitare.

Sul campo però i rappresentanti governativi dei due contendenti sono forse quanto di meno adatto potesse trovarsi per «fare la pace», per costruire un dialogo, in cui le questioni del ritorno dei profughi palestinesi, dei territori dei coloni in Cisgiordania, e di Gerusalemme, possano finalmente sciogliersi nel difficile compromesso capace di soddisfare tutti.

È davvero difficile immaginare Netanyahu, a cui è stata strappata a denti stretti l’accettazione del principio dei due stati, e il suo governo (tra cui figura anche quel Avigdor Lieberman che lo stato palestinese proprio non lo riconosce) stringere la mano sul prato della Casa Bianca ad Abu Mazen, magari circondato dai rappresentanti di Hamas reduci da un ennesimo attentato. È difficile credere che dal gioco di veti incrociati e richiami a un passato che risale a oltre 3'000 anni fa, possano emergere quella flessibilità, audacia e lungimiranza necessarie per avviare un negoziato.

Ma perché porre limiti ai sogni? Se una lezione ci ha insegnato la vittoria di Obama è quella del potere e della forza che ha la capacità di suscitare entusiasmo e speranze per il futuro. Auguriamoci che nel suo «Yes, we can» si possano riconoscere anche il popolo israeliano e quello palestinese e soprattutto i loro rappresentanti. E che insieme possano ancora sperare nella pace.

Chi è Avraham Burg -  Avraham Burg è nato nel 1955, figlio di Yossef Burg, ministro di gabinetto per quattro decenni e fondatore del partito religioso nazionale, il Mafdal. Burg è stato deputato tra le fila dei laburisti e presidente del Parlamento israeliano. Nel corso della sua carriera politica è stato inoltre presidente dell’Agenzia ebraica e del Movimento sionista mondiale, vice presidente del Congresso ebraico mondiale e tra i fondatori di Peace Now. Per alcune settimane è stato anche presidente ad interim dello stato ebraico, dopo le dimissioni di Weizman nel 2000.
Autore di articoli sulla fine del sionismo e sul rapporto con la minoranza araba di nazionalità israeliana che hanno infiammato dibattiti e animi all’interno della società israeliana, ha pubblicato nel 2007 Sconfiggere Hitler (uscito in italiano presso Neri Pozza). Il libro avvia una critica radicale ai fondamenti attuali dello Stato di Israele, alla sua identità collettiva definita, sostiene  Burg, quasi esclusivamente in rapporto all’Olocausto. Naturalmente ha causato violente polemiche in Israele ma è anche stato un best seller, ed è stato tradotto in tutto il mondo.

Ma al di là delle note biografiche e bibliografiche, il merito di Burg è quello di affrontare nei suoi scritti un discorso che àncora la sua analisi innanzitutto nel presente, cercando nel ventunesimo secolo gli strumenti per muovere verso la pace, piuttosto di trovare nel passato le ragioni per restare bloccati nella guerra.
Sicuramente il suo lavare i panni sporchi in pubblico ha causato più di un fastidio e di un mal di pancia, ma, come sottolinea lui stesso nel bell’incontro diffuso su Rete Due (e  che potete riascoltare nella clip audio proposta), se non si fa il bucato i panni a un certo punto cominciano a puzzare…

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La sala dell'USI durante il dibattito con Burg organizzato da Veri diritti

La sala dell'USI durante il dibattito con Burg organizzato da Veri diritti

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Un presidente per la pace

04.06.2009

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